Raffaello e la divina armonia

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Nel 2020 verranno celebrati i 500 anni dalla morte di Raffaello, un gigante della pittura che a volte fatica ad uscire dall’immagine mitologica che nel corso dei secoli gli è stata attribuita. Il Meeting 2005 gli dedicò un’esposizione “Raffaello e la divina armonia. Una finestra aperta sul Rinascimento” proprio con l’intento di vedere con occhi nuovi, e forse completamente riscoprire, il genio di Urbino.

Di questa mostra, curata da Marco Bona Castellotti in collaborazione con alcuni studenti dell’Università Cattolica di Milano, è disponibile una versione itinerante che si può richiedere sul sito www.meetingmostre.com o all’e-mail [email protected].

L’intento della mostra è evidenziare come l’arte raffaellesca sia il risultato di una particolare concezione della bellezza, nel suo classico equilibrio, nella sua celebrazione ed esaltazione dell’armonia, e come, per tali caratteri, egli sia il solo pittore che possa fregiarsi del titolo di interprete del così detto momento classico del Rinascimento.

Esaltata da un canone di bellezza di derivazione classica – che vediamo espresso nella purezza dei lineamenti, nella nobiltà dei gesti in una certe riflessiva pensosità delle espressioni – la figura umana di Raffaello risplende anche nell’evidenza “naturalistica” dei suoi caratteri personali. L’antico si combina con il moderno, l’ideale con il naturale, in una visione grandiosa, nella quale l’armonia detta le leggi ad uno splendido ordine compositivo che è un po’ il riflesso dell’ordine generale del creato.