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Sayed Mahmoud e don Carrón, un’intervista che nasce dal Meeting

Lunga conversazione del presidente di Cl con la più importante testata egiziana

«Di solito, dalle idee nascono movimenti sociali e spirituali, qui al Meeting invece ho osservato che è dal vostro movimento che nascono le idee». L’osservazione, acuta ed estremamente stimolante, è di Aly Sayed Mahmoud, editorialista di Al-Ahram, il maggiore quotidiano egiziano.
In realtà questa frase fa da premessa a una delle domande dell’intervista al presidente della Fraternità di Comunione e liberazione, don Julián Carrón. Un’intervista che si è svolta nella Fiera di Rimini durante il Meeting 2017, ma che dal Meeting trae vari motivi e spunti. Ecco infatti come prosegue la domanda.

Qual è il segreto di questa caratteristica speciale?
«Nessun segreto», esordisce Carrón. «Il cristianesimo, prima che un’idea, è una vita, qualcosa che accade e che porta un messaggio. È lo sviluppo di questa vita che genera riflessioni e pensieri, come documenta il Meeting a cui lei ha partecipato. Il nostro movimento non è nato da un’idea, da un progetto a tavolino, ma dall’incontro di don Giussani con alcuni giovani per i quali il cristianesimo non era più interessante e ai quali decise di mostrare la bellezza di essere cristiani. È successo così fin dall’inizio: il cristianesimo non è nato da un’idea, ma da un uomo, Gesù di Nazareth, che ha messo in movimento le persone che incontrava lungo la strada».
Il giornalista egiziano torna a più riprese sul Meeting. Ecco un’altra domanda.

Come ha potuto il Meeting di Rimini svilupparsi fino a diventare un evento culturale e intellettuale di tale grandezza?
«Per capire come occorre guardare l’inizio», ribatte il sacerdote spagnolo. Ecco il seguito della risposta: «Tutto è nato da un gruppo di amici di Rimini appassionati alla vita, che si erano accorti che durante l’estate nella città mancava una presenza di cristiani che incontrasse i milioni di turisti di tutto il mondo che affollavano le spiagge. Perciò hanno preso iniziativa e hanno inventato il “Meeting per l’amicizia fra i popoli”, un luogo nato per fare incontrare le persone.

Da lì è nato tutto. La certezza della propria fede rende aperti e curiosi verso tutti, per rintracciare ciò che di bello, vero, buono e giusto c’è in chiunque. Questo ha fatto del Meeting uno spazio aperto dove persone delle più svariate tradizioni religiose e culturali si incontrano, condividendo l’uno la vita dell’altro. L’altro fattore che rende possibile il Meeting è il lavoro di tremila volontari, che ogni anno lavorano gratuitamente, anzi pagano per poter stare a Rimini una settimana. È questa gratuità che stupisce tutti, relatori e visitatori, in un’epoca in cui tutto è misurato in termini di “do ut des”.

Al Meeting si può incontrare un imprenditore che fa l’autista o un grande medico che fa le pulizie, per puro spirito di servizio; e questo stupisce fino al punto che tanti domandano: «Ma chi siete? Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Leggi l’intervista integrale su clonline.it