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A Giusi Nicolini il premio Unesco per la pace

Alla prima cittadina di Lampedusa il riconoscimento «per la sua grande umanità e il suo impegno costante nella gestione della crisi dei rifugiati»

La Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli si rallegra con la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, per il conferimento, meritatissimo, del Premio dell’Unesco Houphouet-Boigny per la ricerca della pace. Il Premio è andato anche all’Ong francese SOS Méditerranée per aver salvato la vita a numerosi rifugiati e migranti e averli accolti con dignità.

«Da quando è stata eletta sindaco nel 2012, Nicolini si è distinta per la sua grande umanità e il suo impegno costante nella gestione della crisi dei rifugiati e della loro integrazione dopo l’arrivo di migliaia di rifugiati sulle coste di Lampedusa e altrove in Italia», è scritto nelle motivazioni.

Ecco l’intervento, breve ma denso ed emozionante, di Giusi Nicolini al Meeting 2016 all’incontro “Le città non possono morire”, nella giornata di sabato 20 agosto. Nicolini interveniva insieme a Moncef Ben Moussa, direttore del Museo del Bardo, Tunisia; Staffan De Mistura, inviato speciale del Segretario Generale ONU per la Siria; Gultan Kisanak, sindaco di Diyarbakir, Turchia; Dario Nardella, sindaco di Firenze, con l’introduzione di Andrea Simoncini, docente di Diritto costituzionale all’Università di Firenze.

GIUSI NICOLINI:

Intanto grazie. Saluto tutti, mi spiace molto non essere lì presente perché sento che mi avrebbe anche fatto bene avverto veramente un’atmosfera, un clima, grandiosi li dentro. Come una città non muore? Lampedusa forse non può essere definita una città per le dimensioni, sono soltanto 20 chilometri quadrati con una popolazione inferiore ai 6000 abitanti che vive di pesca ma soprattutto di turismo. Negli ultimi 20 anni il turismo è sempre cresciuto e oggi è diventato la principale attività economica trainante.

Ora, probabilmente un posto come Lampedusa, se è vero che l’immigrazione, gli sbarchi sono un’invasione, dovrebbe già essere morto da un pezzo. In realtà Lampedusa in questo ventennio ha salvato la vita a 250.000, 300.000 persone, che qui non si sono fermate ovviamente, non si sono fermate perché questa non è la loro meta e perché Lampedusa è veramente un frammento di roccia, un frammento di roccia in mezzo al Mediterraneo, ma sono tutte passate da qui, sono rinate, hanno riacquistato una vita qui. Quello che oggi mi piacerebbe che si sapesse di Lampedusa è che non è morta, perché quella che molti chiamano invasione, non c’è mai stata.

Il lavoro che abbiamo fatto io e l’amministrazione comunale, insieme alla guardia costiera, alla guardia di finanza ed alle istituzioni, è stato di portare aiuto e sollievo alle persone arrivate che hanno affrontato un viaggio in condizioni disumane, e non solo quello sul barcone, ma anche quello dal loro Paese fino alla Libia, durante il quale hanno subito torture, stupri, trapianti di organi. Oggi qui a Lampedusa neppure ci si accorge che c’è stato uno sbarco, perché in banchina tutti si danno da fare, facendo quel di più che è giusto fare in queste situazioni, anche portando il tè in banchina, aiutando a sorreggere le persone che non si reggono in piedi. Io sono orgogliosa non tanto del senso di umanità che caratterizza i miei concittadini, perché quello credo che sia normale, sono orgogliosa di quello che siamo riusciti a fare quanto a sistema di accoglienza del nostro Paese.

Vi ringrazio tutti, un abbraccio.