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Dalle nostre inviate al Meeting Lisboa

Dal 23 al 26 marzo 2017 si è svolto il Meeting Lisbona, una delle numerose manifestazioni nate spontaneamente prendendo ispirazione dal Meeting di Rimini.

Quest’anno per noi c’erano Nicoletta Rastelli, responsabile delle relazioni esterne, e Alessandra Vitez, che invece sovrintende alle mostre. Come vedete dal loro racconto, c’è sempre molto da imparare da storie “giovani” come quella degli amici portoghesi.

Venerdì 23 siamo partite per Lisbona per partecipare al Meeting, arrivato quest’anno alla quinta edizione. Siamo arrivate sotto una pioggia battente. Dall’aeroporto raggiungiamo in poco tempo l’Arena do Campo Pequeno, un luogo che, come ci ha detto un amico volontario del Meeting, «è lindissimo!»

Ha ragione. Questa Arena costruita il 18 agosto 1892 e adibita alla corsa del toro è bellissima e molto caratteristica. Un gioiello al centro di Lisbona che in questi tre giorni ha accolto un gioiello più prezioso: gente viva che desidera dire a tutto il mondo che “Dall’amore nessuno fugge”.

Questo infatti il titolo del Meeting portoghese che si ispira alla testimonianza delle Apac, i centri brasiliani in cui le persone possono sperimentare una detenzione “dal volto umano”, di cui si è parlato al Meeting dell’anno scorso. Il tutto in tre mostre, un’arena incontri, lo spazio per la ristorazione, l’immancabile banco dei libri. Non ci sono stand di espositori esterni, il Meeting si sostiene esclusivamente con il fund raising. Tutti sono volontari, dai bambini di 8 anni agli universitari, così come giovani famiglie e qualche nonno che aiuta e guarda.

Un Meeting giovane, fresco. E pieno di sorprese.

Un’ora prima dell’apertura il presidente della Repubblica Marcelo Rebelo de Sousa chiama Aura Miguel, responsabile del Meeting Lisboa, e le annuncia che sta visiterà il Meeting. Don Luis Miguel Hernandez, sacerdote della Fraternità San Carlo, è colpito: «Un presidente che non si muove per gli applausi, ma per amicizia!».

Il Meeting Lisboa è un unico grande percorso che accompagna tutti noi a fare esperienza del tema proposto. Perché nessuno ha voglia di fuggire quando si sente voluto bene. E qui in Arena è evidente che tanti, in modi diversi, hanno fatto esperienza di questo abbraccio. Seguire loro permette a noi, che di Meeting ne abbiamo visti parecchi, di rifarne esperienza.

Così ci fermiamo a guardare la mostra ‘Una presenza originale’, una delle tre lì allestite, frutto di un lavoro di un gruppo di ragazzi che si sono seriamente implicati e confrontati con un percorso che è stato loro proposto. Un lavoro che fa emergere un’esperienza umana ricca, un giudizio lucido sul rapporto tra sé e il mondo in cui si vive. Poi ascoltiamo le testimonianze delle Apac dal Brasile con il giudice Luiz Carlos Rezende e Santos, il medico Maria João Sousa Leitão nell’incontro “Una presenza originale”, Alberto Savorana che presenta l’edizione portoghese di Vita di don Giussani, con la presenza dell’editore Tenacitas e relatori che dimostravano di conoscere nei dettagli il contenuto del volume. In seguito assistiamo all’incontro con Silvio Cattarina, fondatore della cooperativa sociale L’imprevisto, insieme a due dei suoi ragazzi, Jacopo e Andrea.

«Il perdono è incontrare un grande dono, un amore su di sé da cui non si vorrebbe mai fuggire». L’hanno espresso proprio i ragazzi di Silvio che provengono da situazioni familiari drammatiche e ci hanno mostrato come la vita riparte da uno sguardo. Accettare questo sguardo su di sé, è evidente nelle loro parole, rende capaci di diventare una presenza originale. Il loro è un percorso essenziale, immediato che arriva subito al cuore di tutti.

Lungo lo stesso filo rosso si è collocato perfettamente anche il presidente de Sousa, arrivato in Arena proprio mentre stavano parlando Jacopo e Andrea: «È la provvidenza mi ha portato qui in questo istante», ha raccontato. «La vita è un dono e noi abbiamo la necessità di capire chi ci fa questo dono. Il Meeting è un luogo che aiuta a far questo, dovrebbe esserci un Meeting tutti i giorni».

Per il resto era uno spettacolo vedere tutti questi amici da un lato frenetici e presi dal fare (cosa che noi capivamo benissimo!), dall’altro desiderosi come noi di non perdere nulla e di stare con gli amici che arrivavano al Meeting. Attenti alla riuscita dell’evento, certamente, ma prima ancora all’esperienza vissuta e custodita.

Torniamo da Lisbona avendo rivisto le nostre origini e le nostre radici. Questo fa bene al cuore e rilancia con più certezza nel lavoro quotidiano. Noi che il Meeting lo costruiamo da tanti anni non eravamo i fratelli maggiori: avevamo tutto da imparare. Abbiamo visto questi amici in azione e riconosciuto i loro i criteri, le modalità, la libertà da cui il Meeting è nato. Sono state giornate da ricordare e tenere presenti nel fare tante cose, come un criterio con cui riguardare tutto.

La vita che si genera intorno ai nuovi Meeting è un segno che dà speranza. Per noi è stato un dono, vorremmo potesse così anche per tutti quelli che visiteranno il Meeting di Rimini!

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