Un dialogo da riguadagnare

Press Meeting

Rimini ,24 agosto 2017 – Le tre grandi religioni abramitiche, ebraismo, cristianesimo e islam, cercano e costruiscono incontro e dialogo, come mai è avvenuto in passato. I passi sono comuni e vicendevoli. Certo, è un processo ancora giovane, da fare crescere e allargare. Ma è la prospettiva, l’esperienza concreta, in cui si muovono i tre relatori, in questo caso veri e propri testimoni, dell’incontro “Un dialogo da riguadagnare”, svoltosi alle 17:00 nell’Auditorium Intesa Sanpaolo B3. Rispettivamente, Mohammad Sammak, segretario generale del Comitato per il Dialogo islamo-cristiano in Libano; monsignor Silvano Maria Tomasi, nunzio apostolico e membro del Dicastero Servizio per lo Sviluppo Umano Integrale, e il rabbino capo David Rosen, international director of Interreligious Affairs of the American Jewish Committee e director dell’AJC’s Heilbrunn Institute for International Interreligious Understanding. A presentarli al pubblico e a scandirne gli interventi, Alberto Savorana, portavoce di Comunione e Liberazione.

Si parte dalle esortazioni di papa Francesco a identificare nell’altro non una minaccia ma una scoperta, e a riconoscere come la comunicazione nasca dall’esperienza di un incontro, che non esclude mai nessuno o qualcosa. E dal rispetto dell’altro, della sua storia, tradizione e cultura, si è aperto l’intervento di Sammak: «Dobbiamo conoscerci e andare oltre i luoghi comuni. Anche tra noi musulmani dobbiamo ricordare cosa dice il Corano del cristianesimo. Gesù è considerato parte di Dio, autore di miracoli che nessun profeta e neppure Maometto ha realizzato. Della Bibbia si afferma che chi la legge segue la parola di Dio. Maria è citata 43 volte ed è definita la donna preferita di tutti i tempi». Sammak ricorda, inoltre, come le tre religioni abramitiche abbiano convissuto in pace e senza conflitti per lunghi periodi. Su terrorismo e violenza, la condanna è senza se e senza ma: «I terroristi non c’entrano e non sanno nulla di islam, la loro lettura del Corano non ha nulla a che vedere con la realtà. Ebrei e cristiani vivevano in medio oriente prima di noi musulmani. Lo abbiamo fatto in pace per secoli e continueremo a farlo».

Monsignor Tomasi racconta, invece, le sue esperienze di nunzio apostolico, prima nel Corno d’Africa e poi a Ginevra, nelle sedi della grandi organizzazioni sovranazionali: «Il dialogo è un metodo, un approccio che riguarda tutti. È prima di tutto una scelta individuale, ma deve diventare modalità di comunicazione anche fra gli Stati. In Corno d’Africa, di fronte a conflitti tribali, etnici e interreligiosi, si sono riunite chiesa ortodossa, cattolica e islam, e siamo riusciti a ridurre scontri e violenza, con la conoscenza reciproca e un’azione comune che spiegava come la violenza creasse solo altro odio e rancore».

E la ricerca di ciò che unisce e non di ciò che divide il filo di Arianna che lega le attività del rabbino Rosen: «Dobbiamo andare oltre stereotipi e pregiudizi che ognuno di noi ha nei confronti dell’altro. Dio ci ha fatti ognuno diverso dagli altri, e se noi siamo fatti a sua somiglianza dobbiamo cogliere il mistero che abita ogni persona. Nessuno ha il privilegio o l’esclusiva della salvezza o verità assoluta. Ciò non significa in nessun modo rinunciare alla propria fede. Solo scoprire che anche nelle altre fedi ci sono bontà e bellezza».

(C.B.)

Scarica