Spirito gentil. Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi

Press Meeting

Guida all’ascolto con Pier Paolo Bellini

Pier Paolo Bellini, docente di Scienze umanistiche, sociali e della formazione nell’Università del Molise è curatore della collana Spirto Gentil. Il docente ha presentato in sala Neri Conai lo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi, il primo cd della collana. Una guida all’ascolto in cui il pubblico è stato accompagnato passo dopo passo attraverso lo spartito, il testo e il contesto storico musicale dell’epoca. Bellini ha accostato l’ascolto con alcune immagini di opere scultoree, essenziali ed espressive, di Nicola Sebastio. Il testo proviene della sequenza della tradizione cristiana “Stabat Mater” scritta da Jacopone da Todi, che racconta gli avvenimenti degli ultimi istanti della passione di Gesù attraverso gli occhi di sua madre. Il brano è strumentato da quartetto d’archi e due voci: soprano e contralto. Sono stati presentati sette tra i dodici numeri della sequenza.
“Ci sono stati drammatici sacrifici nel terremoto – esordisce Bellini riferendosi al sisma che ha colpito in particolare tre comuni del centro Italia – l’interrogativo ultimo è il senso di quel sacrificio. Esso deve sfociare in una fioritura. Quello che ascolteremo è il sacrificio più doloroso nella storia dell’umanità, scritto tra l’altro da un ventiseienne Pergolesi che aveva visto morire il padre, la madre, il fratello, e che morirà lui stesso poche settimane dopo. Proprio in queste condizioni decide di raccontare il dolore della madre che vede morire il figlio, e lo fa come un servizio, attraverso la musica, come una pura descrizione di quello accade”.
“Penso che l’obiettivo di questo primo numero sia quello di lasciarvi inquieti” commenta il docente riferendosi a “Stabat Mater” che dà il titolo alla sequenza. “Già dalle prime note si percepisce un dolore, come un fastidio” afferma indicando sullo spartito le prime note di lunga dissonanza tra le due voci. Non solo note sullo spartito: la comprensione del significato è stata esemplificata grazie all’introduzione di brevi frasi o incisi dei vari momenti della sequenza, seguiti da un ascolto completo di ognuno dei brani che era stato introdotto. Si parlava di “servizio” inteso come descrizione degli avvenimenti. Tra i mille esempi, infatti, Bellini ha sottolineato come il movimento della melodia possa descrivere una lacrima che scende dal volto di Maria, piuttosto che il dolore lancinante di una spada che trafigge sulle note di pertransivit in “O quam tristis et afflicta”. In conclusione della prima metà della sequenza, ossia nel “Vidit suum dulcem natum” colpisce per efficacia descrittiva quel “dum emisit spiritum” continuamente spezzato dalle pause: “un errore di sintassi musicale rispetto alle regole dell’epoca – commenta Bellini – ma un errore voluto, per mettere voce a qualcosa che non si riesce neanche a dire tanto è drammatico”.
In conclusione è stato presentato “Quando Corpus Morietur”. Un movimento nel quale, secondo il relatore, si afferma la domanda dell’uomo di unirsi alla gloria di Cristo. Per usare le parole del musicologo: “L’ultimo giudizio è sigillato in quell’Amen così imponente, non tanto nella domanda precedente, ma più per quell’imperativo assoluto del “così sia” che non può essere scalfito dal passato, dal presente e dal futuro”. E conclude: “Ho scelto questo brano in relazione al titolo del Meeting per affermare, dunque, che il figlio per la madre, un padre, un fratello o un amico per ciascuno di noi, non è frutto di un bene secondo un disegno che è nostro. Piuttosto è un bene secondo un disegno che va oltre ogni limite della mia comprensione umana”.

(F.A.)

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