PRESENTAZIONE DEL LIBRO “CAPUOZZO, ACCONTENTA QUESTO RAGAZZO”

Press Meeting

“All’interno di un meccanismo per distruggere, Palatucci ne crea uno per salvare la gente”. Così Alessandro Banfi (vicedirettore di Matrix), introduce la presentazione, moderata come sempre da Camillo Fornasieri, del libro sulla vita di Giovanni Palatucci (“Capuozzo, accontenta questo ragazzo”, di Angelo Picariello). Ma perché questo titolo? La frase è contenuta nell’ultimo biglietto che Palatucci, mentre stava per essere deportato a Dachau, riuscì a far giungere al fidato brigadiere Capuozzo (padre del famoso inviato del TG5, Toni), per dire al suo agente di avvertire la madre di un ragazzo deportato con lui. Cosa aveva fatto effettivamente Palatucci per meritare la deportazione? Per salvare gli ebrei di Fiume, che vemvano deportati in massa nei campi di concentramento, aveva organizzato, con il sostegno dello zio vescovo e l’appoggio non solo morale ma anche economico della Santa Sede, la distribuzione di documenti falsi: grazie ad essi i deportati raggiungevano un finto campo di concentramento in Campania, dove in realtà venivano poi curati e aiutati. Si calcola che riuscì ad andare avanti in questo modo per due anni, salvando così la vita di un numero imprecisato di ebrei (5/6000).
Toni Capuozzo, intervenendo in videomessaggio, dice del Palatucci: “Non ho il coraggio di affrontare in questa sede il mistero della sua fede: so solo che quello che lui e mio padre hanno fatto non l’hanno fatto pro o contro un’ideologia, ma perché erano persone che se c’era da fare del bene, lo facevano”.
Antonio Pezzano, questore di Rimini, parla della vita dell’eroe: “Nato nel 1909 a Montella (città della Campania in cui San Francesco aveva compiuto un miracolo), si laurea in giurisprudenza a Torino. Sceglierà di entrare come funzionario nella Pubblica Sicurezza e verrà assegnato alla questura di Genova. Da lì, in seguito ad alcune critiche che aveva fatto su un giornale locale, verrà poi trasferito a Fiume, dove si compirà il suo sacrificio. Nel 1995 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro gli conferirà la medaglia d’oro alla memoria”.
Conclude Angelo Picariello, l’autore: “In questo libro ci sono due medaglie d’oro, il vescovo Giuseppe Maria Palatucci e lo stesso Giovanni; ma il coraggio di quest’ultimo è rimasto per molto tempo in ombra a causa della mancanza di prove, probabilmente occultate dallo stesso Palatucci”. Tuttavia le testimonianze non mancano, fra i sopravvissuti e coloro che lo aiutarono: viene ad esempio proiettata quella di un ex finanziere, Giuseppe Veneroso, che, ormai novantenne, è stato intervistato dallo stesso Picariello. “Forse”, afferma l’autore, “gli storiografi che la pensano diversamente sono animati dal pregiudizio”. La Chiesa infatti ha già cominciato il processo di beatificazione dell’eroe e martire (morì di stenti a Dachau nel 1944), che tra breve, grazie anche a questo libro, giungerà a compimento.

G.Z.
Rimini, 24 agosto 2007