Percorsi di storia dell’ arte

Press Meeting

L’arte che accompagna la vita perché ne costituisce il punto di sintesi: è la spina dorsale dell’incontro di presentazione del libro edito da Einaudi di Marco Bona Castellotti, docente di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università del Sacro Cuore di Brescia, cui hanno partecipato anche: Davide Rondoni, poeta e scrittore, e Vittorio Sgarbi, critico d’arte.
La storia dell’arte non può essere ridotta ad argomento della quinta ora come accadeva a me al liceo, ha detto Rondoni: questo lavoro documenta la posizione che occorre per appassionare le persone alla storia dell’arte. Il Meeting ha da sempre il merito di aver costituito un percorso d’arte favorendone momenti di confronto come quello di stamattina.
Le difficoltà maggiori, ha esordito Bona Castelletti rispondendo alla domanda rivoltagli da Rondoni, hanno riguardato molti punti di vista. Il primo fatto positivo è stato il fatto che le quattordici persone che sotto il mio coordinamento hanno collaborato all’opera, non si sono incattivite, come di solito accade per lavori del genere. L’altra grande difficoltà è stata il confronto con un mercato che in materia è già saturo. Per questo è stato importante tenere presente che il motivo principale del lavoro non era far soldi, ma poter entrare nella scuola con un testo che non aveva nulla a che fare con giudizi superati e decotti, come spesso accade nel descrivere la storia dell’arte del Novecento. Il muoverci con libertà anche rispetto alle griglie poste dagli editori ci ha dato la possibilità di recuperare alcuni autori ed opere non più pubblicati e poco noti, come per esempio quanto dedicato allo spagnolo Lopez Garcia (per l’arte contemporanea) e il ciclo di affreschi (raffiguranti i mesi dell’anno) della chiesa dei Santi Martiri a Roma (per l’arte antica). Per concludere, ha dichiarato Bona Castellotti, ciò che ci ha animato è stata una spinta ideale a recuperare cose di una importanza vitale finite nel dimenticatoio, rispetto ad un lavoro poco gratificante dal punto di vista scientifico ed accademico durato circa quattro anni.
Rispondendo alla domanda sull’utilità di un’iniziativa come questo libro, Sgarbi si è detto piuttosto entusiasta: quello degli studiosi non è stato sicuramente tempo perduto, perché ha contribuito ad arricchire la loro conoscenza per poi proporla agli altri. Purtroppo i critici d’arte, ha continuato Sgarbi, sono ciechi, ed è questo il motivo per il quale in molte gallerie ed in molti musei si vedono oggi delle vere mostruosità. Questo problema nasce dal lavoro fatto in passato da certi “becchini” della storia dell’arte, come possono essere definito Giulio Carlo Argan e molti altri, nella cui scia si inserisce il lavoro di Bona Castellotti e dei suoi collaboratori. Questo tentativo errato di codificare la storia dell’arte ha avuto fortunatamente – ha continuato Sgarbi, degli oppositori: un nome per tutti, Franco Arcangeli, che cercò, in un percorso a ritroso di abbattere i miti; gli stessi che oggi vengono sostenuti da certa mafia artistica.
Questo lavoro – ha concluso il critico – non appassiona, perché opera solo qualche correzione e non una vera riscrittura della storia dell’arte. Potrebbe essere condiviso il metodo che l’ha prodotto, ma sarebbe stato preferibile che l’opera fosse stata esito di un lavoro personale e non a più mani.
In chiusura, Rondoni ha precisato che il vero veleno dell’arte contemporanea è la stasi, dalla quale si può uscire solo se si fa presente una autorità, cioè qualcuno che aiuta a guardare di più ed aumenta la tensione: è questo il merito che ha l’immane lavoro svolto da Bona Castellotti.
Dal canto suo, Bona Castellotti ha sottolineato che in fin dei conti il testo è stato pensato per la scuola, ed è stato scritto con quella passione ideale che nel suo caso è un impegno totale nella vita e che si riflette in ogni riga del libro.

G.F.I.
Rimini, 26 agosto 2004