Papa Francesco e la “Lumen fidei”

Press Meeting

“La fede è l’incontro con il Dio vivente; è lo spazio che Dio apre nel mondo e nel cuore dell’uomo”. Con queste parole don Stefano Alberto, docente di Teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, condensa il contenuto dottrinale dell’enciclica di papa Francesco, oggetto dell’incontro di questa mattina alle 11.15 in Auditorium D5. Con lui hanno partecipato Guzmán Carriquiry, segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina e José Maria “Pepe” di Paola, parroco di Villa 21 a Buenos Aires. Ha introdotto il giornalista Alver Metalli.
Il riferimento alle periferie dell’esistenza raccoglie una delle espressioni più utilizzate da Bergoglio sin dall’inizio del suo pontificato. “Era un pastore che visitava fisicamente i nostri quartieri, invertendo la prospettiva di uno sguardo, non più rivolto al centro del potere politico ed economico di Buenos Aires, ma verso la periferia più povera è abbandonata”. Così la periferia è diventata il centro della sua missione pastorale, come racconta don Pepe, per oltre 20 anni a Villa 21, mandato lì da Bergoglio come segno della sua predilezione al servizio dei più poveri in un quartiere dimenticato dallo Stato e privo persino di acqua e luce. “Il vescovo Bergoglio invitava i sacerdoti della sua diocesi da una parte a valorizzare la religiosità della gente delle villas, e dall’altra ad avere uno sguardo differente verso i poveri, considerandoli persone da cui imparare. Ecco perché lo si sente così vicino, un villero!”.
Da queste parole traspare il senso profondo della stessa missione apostolica di papa Francesco: una condivisione e una vicinanza più profonda ai bisogni umani e spirituali della gente. Bergoglio sa cosa significa lottare accanto agli ultimi per riconquistare quella dignità calpestata da narcotrafficanti e potenti di turno. “Bergoglio ha raddoppiato il numero di sacerdoti che esercitavano il loro ministero nelle villas, perché desiderava che noi preti lavorassimo in comunità in ognuno di questi quartieri, affinché i progetti portati avanti producessero frutti. Non abbiamo utilizzato analisi sociologiche, ma il Vangelo”, racconta ancora don Pepe.
Non la teorizzazione sui bisogni, non un pauperismo, ma un richiamo alla carità e al dialogo con tutti nella libertas Ecclesiae. Incontro, discepolato e missione sono, secondo Guzmán Carriquiry, le linee guida del ministero di Bergoglio prima come vescovo e oggi come pontefice: “la Provvidenza lo aveva già preparato per il papato; la grazia lo ha ringiovanito con una pace, una serenità e una letizia che può derivare solo dalla sua familiarità con Cristo”. Solo la bellezza di Dio dà senso alla missione e l’affetto tra Benedetto XVI e Francesco sembra ‘disegnato’ dall’amore sperimentato di Cristo. Dopo il grande maestro di teologia, ecco il papa pastore pronto a realizzare una vera ‘rivoluzione evangelica’, come sottolinea ancora Carriquiry. E citando don Carrón afferma: “La missione è un’attrazione che nasce dallo stupore dell’incontro. Occorre comunicare il dono dell’incontro ‘uscendo’ dalla propria autosufficienza e autoreferenzialità, dalle chiesette autocompiacenti. Infatti l’‘uscir fuori’ è una delle espressioni più ricorrenti della sua predicazione”.
“Incontro, sguardo, cammino e memoria” sono invece i termini individuati da don Stefano Alberto come nucleo della Lumen fidei e della missione apostolica di papa Francesco. “La fede vede nella misura in cui cammina”, afferma con forza il teologo, parafrasando le parole dell’enciclica del pontefice. “La fede è cammino dello sguardo, avventura di un nuovo inizio nello spazio aperto da Dio”. Tale approccio risulta evidente nella figura di Zaccheo che desidera vedere Gesù, ma riesce a vederlo davvero quando è guardato dal Maestro, perché necessita del suo sguardo di amore e di perdono, perché è Lui che abbraccia sempre per primo.

(P.C., F.Pi.)

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