Mediterraneo: si può vivere così?

Press Meeting

Di fronte al dramma dello scenario internazionale, dominato dallo spettro dello scontro di civiltà, dalla confusione di chi vorrebbe combattere questa visione con un’altra guerra e da chi invece nega in radice che vi sia un conflitto, è possibile una convivenza tra il mondo islamico e il mondo occidentale? E quale deve essere in questo contesto il ruolo del Mediterraneo, che è proprio il luogo dove questi due mondi si incontrano? Intorno a queste domande Giorgio Vittadini ha introdotto l’incontro delle 17.00 in Auditorium, ricordando lo stretto collegamento tra queste tematiche e il Meeting di Rimini, nato proprio come desiderio di una presenza cristiana che costruisca un mondo di pace, di amicizia tra i popoli e di sviluppo.
Primo a confrontarsi con queste domande è stato il deputato al Parlamento Europeo Mario Mauro, che ha ricordato, riprendendo in particolare il caso del Libano, alcuni passaggi del recente processo di involuzione di un dialogo la cui prima condizione di esistenza è la passione per la libertà dei popoli. A fronte di ciò è anche da registrare, secondo Mauro, un sostanziale smarrimento dell’Europa (il cui eco è percepibile anche nella nuova Costituzione) dove il relativismo va sempre più affermandosi. Condizione imprescindibile per un vero dialogo è invece la presenza di due identità che si confrontino con prima di tutto il desiderio di fare insieme un passo verso la verità.
È quindi seguito l’intervento di Magdi Allam, Vice Direttore del Corriere della Sera, che ha ripercorso il pensiero di alcuni pensatori islamici in tema di laicismo e riformismo. Secondo Allam, siamo oggi testimoni di una fase cruciale di un processo di degenerazione dell’Islam, processo che ha portato alla trasformazione di società sostanzialmente laiche in società dove prevale la voce di chi proclama la guerra santa e il valore del martirio. Non si tratterebbe però di una realtà strutturale e insita nel DNA dell’Islam, ma di qualcosa destinato a declinare, ad essere contenuto e sconfitto. La strada indicata in conclusione da Allam è stata quindi quella della massima fermezza nei confronti dei “burattinai del terrorismo”, che lo utilizzano per puri scopi di potere, e contemporaneamente la massima apertura verso le comunità islamiche occidentali e del mondo musulmano, che spesso, come insegna il caso dell’Algeria, è la prima vittima del terrorismo.
Il terzo relatore a prendere la parola è stato Gianni De Michelis, presidente IPALMO. De Michelis ha ricordato come la situazione attuale sia per molti aspetti un prodotto del periodo della guerra fredda. Una prima occasione di superare questo retaggio della storia è andato sprecato subito dopo la caduta del muro di Berlino, quando si preferì retrocedere accontentandosi di mantenere lo status quo. Dopo che è stato il terrorismo a tentare di modificare la situazione, si presenta ora una occasione irripetibile per riaffrontare il problema. Un ruolo insostituibile è destinata a giocarlo in questo contesto l’Europa: è infatti proprio sulla situazione del Mediterraneo che si verificherà la possibilità che essa esprima una politica comune. In questo contesto l’Italia sarebbe in grado di rivestire un ruolo decisivo, mentre se viceversa l’Europa deciderà di non investire su questo processo sarà destinata a rimanere una “terra di frontiera”.
Ultimo intervento quello del Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, che ha indicato tre grandi aspetti sui quali occorre lavorare. Il primo è quello dell’immigrazione: fondamentale sarà l’affermarsi di una politica europea dell’immigrazione che ne faccia prima di tutto un’opportunità per l’Europa stessa. In questo senso vanno il trasferimento degli aiuti allo sviluppo dall’Est Europa all’Africa, il governo dei flussi migratori tramite accordi trasparenti tra i paesi di origine, quelli di transito e quelli di destinazione degli immigrati, e il contrasto all’immigrazione clandestina muovendo guerra alle organizzazione che sfruttano spietatamente questo fenomeno. Secondo punto trattato dal Ministro dell’Interno è stato quello del rilancio del dialogo interreligioso come strumento di coesione sociale nelle nazione a forte immigrazione islamica e come strumento di costruzione di pace. Infine Pisanu ha richiamato la necessità, per sconfiggere il terrorismo, di un’alleanza con i musulmani moderati (che sono la stragrande maggioranza degli immigrati) e con i Paesi arabi moderati.
Non abbiamo il diritto di disperare nell’uomo e nella storia – ha terminato Pisanu riprendendo le parole di De Gasperi – perché Dio lavora non solo nella coscienza dei singoli, ma anche nella storia dei popoli.
Giorgio Vittadini ha concluso l’incontro richiamando la necessità di guardare al senso religioso e non all’ideologia religiosa, che traveste di religione quella che è invece ricerca di potere; l’Europa deve quindi essere l’Europa del Mediterraneo, e non quella dei nazionalismi mascherati da idea europea; infine, la politica deve muoversi su due fronti: la difesa della sicurezza contemporaneamente a una politica economica di rilancio della cooperazione.

T.P.
Rimini, 22 agosto 2004