Il Mistero che unisce buddismo e cattolicesimo.

Press Meeting

Rimini, 21 agosto 2017 – Non sono bastati i 1.500 posti della sala Illumia C3 per contenere tutti coloro che hanno assistito oggi pomeriggio alla conferenza “Da quale cuore irradiano mille mani? Il Mistero sorgente di 30 anni di amicizia”. Molte, infatti, le persone rimaste ad attendere fuori Shodo Habukawa, monaco buddista del Monte Koya e docente alla Koyasan University, accompagnato dalla fedele traduttrice Saito Wakako, docente universitaria, e Mauro Giuseppe Lepori, abate generale dell’Ordine Cistercense. L’incontro in memoria del trentesimo anniversario della nascita della profonda amicizia tra il maestro Habukawa e don Giussani è stato introdotto da Roberto Fontolan, direttore del Centro internazionale di Comunione e Liberazione ed anch’egli «presente», come ha ricordato con commozione, a quel lontano 28 giugno 1987.
«Non dimenticherò mai quel giorno straordinario, quando monsignor Luigi Giussani comparve davanti ai miei occhi in una luce chiara e abbagliante, la tipica luce di inizio estate. Restammo abbracciati in silenzio per qualche istante, senza bisogno di dire una parola. La profonda emozione di quel primo incontro è rimasta indimenticabile», ricorderà più tardi Habukawa. Questa amicizia è documentata, inoltre, sotto forma di diario sul sito web di Tracce. La conferenza, tuttavia, non inizia immediatamente con le parole dei protagonisti, ma con l’ascolto della preghiera dei monaci buddisti presenti e guidati dal maestro. Al loro canto si è aggiunto poi quello gregoriano di un altro coro. Un mix musicale in grado di mettere i brividi per le vibrazioni potenti che è riuscito a trasmettere, evocando nei presenti quello stesso Mistero «che ha unito don Giussani e Habukawa in una amicizia intima, unica e profondamente misteriosa», spiega Fontolan.
Concluso la preghiera, Habukawa ha iniziato a raccontare dell’incontro con Lepori presso l’abbazia cistercense di Hauterive, in Svizzera, avvenuto nel 1999, poco prima della morte di Don Giussani, e di come fosse rimasto colpito dal fatto che «nonostante la differenza con i monaci cattolici eravamo uniti davanti al Mistero tramite la preghiera». In particolare ha ricordato il momento della Comunione come «molto impressionante, perché davvero abbiamo condiviso il momento più profondo della preghiera nell’abbraccio al Mistero». È quindi proprio la condivisione dell’esperienza mistica ad aver unito buddisti e cattolici, oggi, come venti o trent’anni fa. Lepori ha poi citato un messaggio ricevuto di recente da Habukawa, punto centrale della riflessione del maestro buddista: «Tutti quelli che vanno a trovare un grande maestro hanno il loro cuore vuoto. Ma grazie all’incontro con lui, tutti saranno salvati e torneranno sulla strada di casa con il loro cuore pieno di soddisfazione». Secondo l’abate, l’amicizia, la sintonia dei cuori vuoti, ma accesi, perché ardenti di sete di infinito, si incontrano e camminano insieme grazie al desiderio di pienezza; questa amicizia è il Mistero che si lascia sperimentare e che si manifesta presente. «Non si finirà mai di capire il Mistero», ha concluso Lepori, «come non si finirà mai di desiderarlo.»
(M.D.)

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