Il desiderio, la felicità, le forze della storia

Press Meeting

Rimini, martedì 21 agosto – Nello spazio del Padiglione A5, denominato Arena della Storia, si è svolto alle 15.00 un incontro di carattere filosofico che riprende il titolo del Meeting. Si sono confrontati Elio Franzini, rettore e professore ordinario di Estetica all’Università degli Studi di Milano e Costantino Esposito, professore ordinario di Storia della filosofia all’Università “Aldo Moro” di Bari. A condurre il dialogo Marco Ferrari, docente di Filosofia al Liceo “Malpighi” di Bologna, oltre che ideatore e direttore del Concorso Nazionale di Filosofia per le superiori denominato Romanae Disputationes: un evento che da cinque anni sfida e coinvolge migliaia di studenti e docenti con lo scopo di promuovere la ricerca e lo studio della filosofia. Grazie a quest’iniziativa studenti e insegnanti hanno la possibilità di confrontarsi con docenti universitari sul tema proposto e, in seconda battuta, di realizzare, riuniti in team, un paper o un video filosofico per poi prepararsi ai dibattiti filosofici Age Contra.

“Quali sono le forze capaci di muovere la storia e che al tempo stesso possono dare all’uomo la felicità? Che posto c’è per la filosofia in questo movimento della storia in avanti? Che posto c’è per la ricerca filosofica, tra i fattori capaci di rendere l’uomo felice?”, è il primo interrogativo posto a Franzini. Per il rettore “sono molte, infinite le forze: la ragione, la volontà, l’astuzia della ragione, come la chiamerebbe Hegel, la capacità di fare, di operare, di incidere con il lavoro nel miglioramento del mondo. La filosofia può condurre alla felicità, sia pure una felicità fragile, come direbbe J.J. Rousseau, perché sempre ha a che fare con la vita e le circostanze, spesso contraddittorie. È spirito critico e carità intellettuale, intesa come capacità di confrontarsi con l’altro, con il diverso”.

Al professor Esposito è stato anche chiesto se il desiderio personale ha a che fare con il procedere della storia. È singolare che un filosofo, “anziché esporre una teoria o il pensiero di qualche filosofo”, inviti il pubblico “a guardare la propria esperienza”. Da questa emerge “il fenomeno del desiderio come qualcosa di felicemente ambiguo ed enigmatico perché denota una mancanza che ferisce ma che desta una nostalgia, un movimento verso ciò di cui ci sentiamo mancanti. Il desiderio enuncia una presenza che attrae, di cui abbiamo un presentimento, una prenozione. Il desiderare è una forma costitutiva della nostra vita cosciente, del nostro essere al mondo, come radice nascosta della nostra socialità”.

I due filosofi sono stati poi invitati a documentare con qualche aspetto della loro biografia umana e intellettuale gli elementi in gioco nel titolo del Meeting: il desiderio, la felicità e la ricaduta concreta nel loro ambiente di vita. Franzini ha raccontato, come esemplificazione della natura del desiderio, che uno dei momenti in cui si è sentito più felice e soddisfatto è stato quando ha conseguito il titolo di ricercatore, perché quel momento ha segnato la prospettiva di un lavoro stabile e l’ingresso nella vita adulta. Esposito ha invece raccontato che l’attrattiva per la donna di cui si era innamorato e che avrebbe poi sposato “era l’espressione del fatto di essere stati preferiti e della potenza del desiderio come espressione di una tensione, come la freccia in un arco o come l’attrattiva magnetizzante di cui ne vedi l’effetto”.

In un ulteriore giro di tavolo i due interlocutori sono stati invitati a un confronto serrato con il pensiero e la cultura contemporanea, di cui entrambi sono appassionati studiosi. Franzini ha sostenuto che le categorie più rilevanti dell’esistenza e della storia siano quelle della modalità e della possibilità: “La possibilità è il motore della storia, non la necessità. Nel linguaggio sessantottino ‘desiderare l’impossibile’ significava scavare tutte le possibilità che ci sono, senza accontentarsi di ciò che è. L’impossibile non è il contrario della possibilità, ma esprime la possibilità del possibile, ciò che possiamo costruire con la dimensione del reale”.

Infine ad Esposito è stata posta la questione rilevante del compito della filosofia, nella dimensione storica e politica. Senza esitazione il professore ha riconosciuto che “il compito fondamentale della filosofia è insegnare a domandare. Sembra scontato, ma non lo è. Per risolvere i problemi occorre sapere individuarli. La filosofia, per continuare ad avere un ruolo fecondo nella realtà, deve diventare ‘serva’ (e non ‘regina delle scienze’, come voleva Aristotele), ovvero può contribuire ad alimentare, attraverso la domanda, l’atteggiamento che sta alla base della ricerca scientifica”.

(A.Li.)

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