Il cuore della musica

Press Meeting

Dopo il concerto di ieri sera, l’incontro di questa mattina è stato una vera e propria intervista in pubblico, nel corso della quale il compositore e direttore d’orchestra, rispondendo alle domande di Pier Paolo Bellini, General Editor della Collana “Spirto Gentil”, ha parlato di sé, della propria vocazione e della propria arte.
Così, davanti ad un pubblico attento e compreso, tra cui molti che avevano assistito al concerto serale, il maestro ha raccontato come abbia cominciato a suonare a 5 anni, come, da subito, preferisse il violino al piano e come la guerra abbia dato poi una svolta alla sua vita indirizzandolo sulla strada della composizione: in seguito alla distruzione della propria casa la famiglia Penderecki perse tutti gli spartiti e il piccolo Krzysztof fu costretto a comporre in proprio la musica per continuare ad esercitarsi con il violino.
Dopo la guerra il regime: era proibita la musica contemporanea, era proibita la musica sacra; ma Penderecki, approdato al ginnasio e poi al conservatorio di Cracovia, si dedicò all’avanguardia, proprio perché proibita, e dal 1950 al 1972/73 ne divenne uno dei principali esponenti.
Era proibito anche avere il passaporto per espatriare quando, all’età di 17 anni, Penderecki partecipò ad un concorso statale per giovani compositori con 3 pezzi, uno diversissimo dall’altro per stile e tecnica: il premio era un viaggio all’estero. Il maestro vinse con tutte tre le composizioni e approdò in Italia dove fu ospite per due settimane della casa di Luigi Nono nella Giudecca.
Il suo interesse per la musica sacra ebbe la stessa matrice: era musica proibita. Così sono nati i “Salmi di Davide”, poi la “Passione secondo S. Luca”, l’“Apocalisse”, il “Te Deum”, “Le 7 porte di Gerusalemme”. Non avrebbe composto il “Credo”, a 75 anni – ha affermato Penderecki con felice battuta – se non fosse stato credente.
Infine la storia: sono oltre 100 i componimenti dedicati a fatti e personaggi della contemporaneità, perché “ogni artista è testimone del tempo in cui vive e occorre che parli agli altri di ciò che accade”. Ecco allora Auschwitz, il componimento a Solidarnosc; la “Lacrimosa” dedicata alle vittime dei moti operai di Poznan, il lavoro per la morte del Cardinal Wiszinskij e il testo per la morte del Papa: tutti pezzi che vanno a completare quello che Penderecki chiama il “Requiem polacco”.
Per chi scrive il Maestro?, ha chiesto Pier Paolo Bellini al termine dell’intervista. La risposta è stata immediata, senza esitazioni: Penderecki ha cambiato più volte idioma e linguaggio, ma ha sempre scritto per se stesso, solo la musica che gli piace e quella che ama.

E.P.

Rimini, 24 agosto 2005