Formazione e crescita professionale: la figura del maestro

Press Meeting

Si è svolto alle 12.30 il consueto appuntamento con il ciclo di incontri “Ognuno al suo lavoro”, nell’omonima Arena B1. Ospiti di oggi Francesco Seghezzi, direttore presso la fondazione ADAPT, e Mario Saporiti, presidente della Fondazione Alamo. Al centro del dibattito, il ruolo del “maestro” per la formazione e la crescita personale all’interno del mondo del lavoro.

Seghezzi, 27 anni, laureato da 4 anni in filosofia, racconta di aver avuto almeno tre maestri: il primo, un suo caro amico; il secondo, il suo attuale capo; e il terzo, la realtà stessa. Sono stati tutti e tre compagni di viaggio, nella sua crescita personale, e hanno fatto sì che la sua formazione «non fosse qualcosa di verticale e asettico». Del primo, ricorda l’aiuto che gli diede al momento di scegliere il lavoro. Al bivio tra il posto di dottorando ad Adapt e una possibile carriera nel mondo enogastronomico, Seghezzi scrive all’amico una lunga mail in cui illustra i pro e i contro delle due possibilità. La risposta dell’amico è di una sola parola: “dottorato”. Seghezzi commenta: «Il maestro è quella figura che stimi così tanto che a lui ti affidi totalmente. Siccome c’è una condivisione totale della vita, lui sa meglio di te cosa è meglio per te. E allora ti affidi, anche se resta sempre la tua libertà di dissentire». Riguardo al secondo maestro, il suo attuale capo, cita l’episodio in cui quest’ultimo lo mandò a parlare in radio con un semplice “fai tu”. Perché «il maestro non ha paura di scommettere su di te, di rischiare qualcosa per te». Il terzo maestro, infine, è stata per lui la realtà che gli si poneva davanti: di fronte ai continui fatti che si succedevano, dalla promulgazione di nuove leggi alle nuove responsabilità, si trovava continuamente stimolato a imparare, a chiedere, a informarsi su qualcosa di nuovo, e quindi a crescere e formarsi. Conclude: «Il maestro, quindi, è qualcuno di interessante, di stimabile, a cui vai dietro, per imparare da lui come rispondere all’impatto con le cose di tutti i giorni».

Diversa l’esperienza di Saporiti, che afferma di non avere avuto maestri nello studio, perché a 15 anni è dovuto andare a lavorare. Concorda, tuttavia, con la caratteristica principale della figura del maestro indicata da Seghezzi: la capacità di essere guida in tutti gli aspetti della vita, e non solo nell’ambito lavorativo. Racconta del suo incontro con il movimento di Comunione e Liberazione, e poi del momento in cui conobbe don Giussani, e commenta: «Appena l’ho conosciuto, ho capito che avevo incontrato un maestro. Il maestro non è quello che ti insegna a lavorare, ma a vivere! Bisogna stare attenti a non avere idoli a cui sacrificare tutto nella vita, tanto più se questi idoli sono limitati unicamente al campo lavorativo. O il maestro è capace di insegnarti qualcosa che vale per la vita nella sua interezza, oppure non è un vero maestro. Solo costui ti permetterà di raggiungere una vera soddisfazione anche nel campo lavorativo».

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