E L’ESISTENZA DIVENTA UNA IMMENSA CERTEZZA

Press Meeting

“Questa è una sala che ha visto accadere cose grandi”, con queste parole, Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, ha aperto i lavori dell’incontro “E l’esistenza diventa una immensa certezza” (alle 17.00 in auditorium B7), richiamando alla memoria del foltissimo uditorio gli incontri dei giorni scorsi con il presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, e con alcuni rappresentanti delle istituzioni egiziane. “I titoli del Meeting si inseriscono nella traccia dell’esperienza”, ha spiegato Guarnieri, sottolineando che ogni Meeting nasce da un’intuizione, calata nell’irriducibile esperienza umana. “Il Meeting – ha proseguito – non sarebbe questo se non nascesse da una storia”: quella di un movimento che a partire da don Luigi Giussani fino ad arrivare ad oggi con don Julián Carrón non ha mai smesso di ricordarci che Gesù Cristo è un avvenimento irriducibile e concreto nell’esistenza dell’uomo. Secondo la presidente, riflettere sul tema della certezza ci pone di fronte alla deriva nichilista del relativismo contemporaneo, lasciando aperta la domanda dell’uomo sull’esistenza stessa.
“Mi permetto di invitarvi ad un lavoro comune – ha esordito Costantino Esposito, ordinario di Storia della filosofia all’Università di Bari -, perché senza la vostra presenza, cioè senza la vostra domanda, il mio sarebbe solo un discorso e non un’occasione di conoscenza”. Dopo questa premessa, il relatore, riferendosi alle analisi del sociologo Zygmunt Bauman, ha identificato l’incertezza, nonostante tutte le promesse di segno contrario della cultura moderna, come “la condizione più condivisa dagli uomini del nostro tempo, tanto da risultare quasi insuperabile”. Il punto essenziale è non ridurre questo fenomeno: “Esso si mostra come il segno di un enigma più profondo, e cioè del fatto che il nostro compimento, la nostra realizzazione piena non è in definitiva realizzabile da noi”.
Nel secondo passaggio della sua relazione, in cui ha indicato il naturalismo come l’ideologia più diffusa del nostro tempo ed ha fatto riferimento a Spinoza e Nietzsche, Esposito ha identificato la logica della “necessità naturale” e il “relativismo culturale” come due facce della contemporaneità. Alla fine comunque, ha osservato, “sia accettando come insuperabile l’ordine necessario delle cause naturali, sia cercando di resistervi attraverso un’auto-formazione interiore, sia infine accogliendo come inevitabile la finzione e l’illusione come la vera sostanza della nostra natura, il sentimento dominante non potrà essere che quello di un ultima insensatezza del nostro io”.
“L’incertezza ci inquieta – ha affermato il relatore iniziando la terza parte del suo discorso – proprio perché essa ci provoca a scoprire che, all’inizio, noi siamo indelebilmente segnati da una certezza”. La certezza che precede ogni incertezza, l’esperienza originale che tutti ci ha segnati, “è il fatto che noi siamo venuti all’essere in un rapporto, siamo di qualcuno, e in quanto tali siamo davvero noi stessi. È in questa memoria che si apre lo spazio di senso del nostro bisogno di certezza”. E ancora: “La certezza non è qualcosa che costruiamo, ma è qualcosa che innanzitutto riceviamo. È qualcosa che ci genera, e che solo in quanto tale può diventare nostra”, ha affermato Esposito, citando Agostino d’Ippona, Cartesio, ma anche il commento del filosofo contemporaneo Diego Marconi a famose affermazioni di Lessing.
“Se la certezza – ha proseguito il professore, nella quarta parte della sua relazione – implica sempre un assenso, allora essa consiste in un atto dell’intelletto determinato dalla volontà”. Esposito, quindi, ha sottolineato che “la certezza non è mai un procedimento meccanico, ma implica la nostra volontà”. Ripercorrendo alcuni passaggi del pensiero di Hans Urs von Balthasar e Tommaso d’Aquino, il filosofo barese ha spiegato che ciò che “si richiede per arrivare alla certezza è un atto di decisione dell’intelletto”. Da qui si aprono le possibilità di scelta dell’uomo, che in ogni momento della propria vita può dire il suo sì a Cristo. “Per noi uomini la certezza non è mai una conclusione obbligata o meccanica”, ha puntualizzato emblematicamente Esposito, sottolineando che nell’io “è sempre richiesta l’azione aperta, rischiosa, mai già pre-costituita della volontà libera”. Essenziali in questo articolato percorso logico, i riferimenti alle riflessioni di John Henry Newman.
Nell’ultima parte della relazione, il professore ha chiarito la frase di don Giussani che fa da titolo al Meeting 2011: “Giussani ci dice che l’esistenza diventa certezza: nel verbo diventa si raccoglie a mio parere il punto più interessante di questa frase”. “La certezza è qualcosa che viene scoperto continuamente, non è un ‘assoluto’, come la si interpreta superficialmente o ideologicamente, ma è un ‘accaduto’, e più precisamente è qualcosa che continua ad accadere”.
Oltre il meccanismo naturale e la deduzione logica, Esposito presenta all’uditorio un antico e sempre nuovo modo per cogliere la certezza: “È dovuto venire Cristo, nella carne del mondo, ponendosi come principio di conoscenza nuova”. “La certezza inaugurata da Cristo – ha affermato il filosofo – è l’unico caso in cui una risposta totale e ultima alla domanda dell’uomo non annulla la domanda, semplicemente risolvendola, ma anzi la mette in moto, la alimenta, e addirittura la esalta come la strada propria dell’umano”. È esattamente il contrario di ciò che si ritiene abitualmente: “È solo un uomo certo che può essere veramente inquieto”. Le ultime citazioni riguardano il messaggio di saluto di Benedetto XVI al Meeting e alcuni versi del Purgatorio di Dante che “dice di avere intravisto negli occhi di Beatrice un nutrimento che non fa mai finire la fame o estinguere la sete, anzi, è tale da ridestarle di continuo”.
Con quest’ultima immagine poetica, si è concluso l’intervento che ha suscitato nei presenti un senso di gratitudine, espressa in un applauso di ben dieci minuti. Molte persone che non sono riuscite a trovare posto nell’auditorium hanno seguito l’incontro attraverso i megaschermi presenti in Fiera.

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