“Di che è mancanza questa mancanza, cuore”

Press Meeting

È tempo di poesia presso l’eni caffè letterario A3, anzi di poesia e di musica, affidato al poeta e scrittore Davide Rondoni e al violinista Michele Torresetti, in una serata patrocinata dalla Fondazione Claudi. “Ricorre il centenario della nascita del grande Mario Luzi – esordisce Rondoni – e vogliamo celebrarlo ascoltando direttamente la sua voce, commentata dalle musiche scritte per violino dal grande genio di Bach”. Rondoni avverte che “ascoltare la poesia è sempre ascoltare una voce ‘altra’, e l’ascolto di una povera poesia è un viaggio rischioso, che non sai dove ti può portare”. D’altronde la poesia è “un’altra musica, che viene da terre d’ombra, dove l’ascolto cerca di riconoscere un La assoluto”. Parole dense e ardue per grande parte del pubblico di non addetti ai lavori che affolla l’open space del caffè letterario, così come la conclusione, attinta direttamente da Luzi: “Si dice ‘fare poesia’ e il fare è per Luzi ‘un’attitudine o stigma che distingue il poeta’. Il che non significa fare per fare, ma produrre qualcosa che prima non c’era, accrescere l’esistente”.
Il primo tema luziano affrontato da Rondoni è il rapporto tra parole e cose. L’impressione di Luzi è che le parole non riescano a inseguire la vita, come se troppe cose volessero essere dette: ecco quindi Al giogo della metafora e Alla vita (un Luzi giovane, 1935). Segue il violino di Torresetti, che chiosa le letture con l’Allemanda dalla II partita per violino solo di Bach, aiutando il pubblico nel lavoro di ascolto richiesto dal relatore.
Il secondo tema è il tempo: ecco susseguirsi la lettura di Aprile-Amore, Nell’imminenza dei 40 anni e de Il duro filamento, che introduce il tema della morte, di Quanta vita!, che riporta l’esclamazione di un bambino, e di Lied-aubade, che prende il nome da un genere musicale che si suona all’alba: parallelamente, è la volta della Gavotta dalla III partita per violino. Il pubblico sembra iniziare ad orientarsi nello spazio aperto dalle parole e dalle note. Al di là del loro piccolo significato di superficie, cominciano a svelarsi nessi, strade, volti.
L’ultimo tema che Rondoni espone attraverso Luzi è quello dell’opera, del significato della vita: una “continua ripresa dell’origine, è il tema da cui nasce un volume dal titolo eloquente quale come Dottrina dell’estremo principiante” . Rondoni legge Rimani dove sei, ti prego, Quale riposo? Quale pietra, Riemerge in lontane chiarità, Seme. La lettura si conclude con l’ultima poesia di Luzi, Termine, dettata per telefono poche ore prima della morte.
Con le ultime parole di Termine (“questo temeva, questo desiderava”) e con la Giga di Bach, il saluto di Rondoni: “Spero vi sia rimasta una fame: di poesia, e di musica”
(A.C.)

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