AMERICA LATINA: DALLA PROTESTA ALL’EDUCAZIONE

Press Meeting

“Don Giussani, parlando della nascita della Cdo in America Latina, ci ha detto di preoccuparci che non manchi mai il pane quotidiano alle persone, e di non lasciare che cada nemmeno un rapporto di quelli che nascono. Alla luce di questo opera la Cdo in questo difficile continente, e oggi vogliamo che alcune persone che abbiamo incontrato raccontino la loro storia, la loro esperienza, diversa dalle storie ufficiali che spesso si sentono dai mass media sull’America Latina”. Con queste parole Aguayo Bolivar, Presidente Compagnia delle Opere America Latina, ha introdotto l’incontro, affermando che “solo dall’esperienza di persone responsabili che giocano fino in fondo la loro libertà è possibile generare un cambiamento”.
Hector Flores, Dirigente del Movimiento Trabajadores Desempleados in Argentina, ha descritto la sua esperienza, la nascita di questo movimento, la sua attività e i risultati finora ottenuti: “siamo partiti nel ’95, quando è iniziata la crisi strutturale nel nostro Paese, a Partido de la Matanza, un comune con più di un milione e mezzo di residenti vicino a Buenos Aires. Siamo rimasti senza lavoro, e questo ha generato un dramma per migliaia di persone, che si è riverberato in tutti gli aspetti della vita di ciascuno. Ci siamo accorti che l’unica nostra speranza era quella di rieducarci alla cultura del lavoro”. Da questa consapevolezza sono nate una serie di opere (un forno per sfamare le persone, una sartoria, una casa editrice), e di servizi per la comunità (come un asilo e una scuola elementare). “Il nostro movimento non solo ha come fine quello di lottare per il lavoro, ma soprattutto ha a cuore un progetto educativo complessivo della persona, e questa è una novità assoluta per l’America Latina: solo mettendo l’uomo, nella sua integrità e con i suoi bisogni, al centro, è possibile sviluppare anche una nuova cultura del lavoro”.
Del Venezuela e della difficile situazione della città di Caracas, ha parlato invece Leopoldo Lopez Mendoza, Sindaco di Chacao, uno dei cinque municipi in cui è divisa la città. “Avere l’opportunità di parlare qui al Meeting è per me una grande occasione, molto importante, perché io e il movimento da cui provengo proponiamo una concezione dell’uomo e della società diversa da quella ufficiale che c’è nel nostro Paese: crediamo nella pace e nella giustizia, non nella violenza, e nella dignità e nel valore dell’uomo”. Mendoza ha descritto tre principi che guidano la sua attività politica, “l’importanza del capitale umano, dal quale è stato possibile generare opere e servizi come scuole, sport, cultura, servizi sanitari; del capitale fisico, cioè del rapporto tra essere umano e ambiente, e infine del capitale sociale, del rapporto cioè di un uomo con gli altri uomini”. Ha descritto come le priorità e le decisioni prese dal comune vengono discusse e decise con la comunità, e come questa modalità di lavoro ha creato da una parte grande consenso tra la popolazione, ma dall’altra una forte ostilità, perché “da noi chi la pensa in modo diverso è considerato un criminale: hanno tentato tre volte di uccidermi e nel 2005 sono stato sequestrato. Il governo ci ha tolto molti spazi di attività”. Descrivendo il contesto in cui opera, Mendoza ha specificato che “in Venezuela si vuole imporre il marxismo come realtà, lo Stato si occupa di tutto, mentre noi proponiamo e tentiamo di attuare una politica fondata sulla sussidiarietà, che metta l’uomo al centro, affinché tutte le persone possano godere di tutti i diritti, cosa che adesso è solo sulla carta. Questa proposta per noi va oltre la politica, è una proposta di concezione dell’uomo”.
L’esigenza di avere una terra di cui disporre da parte della popolazione è invece stata la molla che ha innescato il lavoro e l’attività di Marcos Zerbini, Deputato al Parlamento dello Stato di San Paolo, Brasile. “ Siamo partiti una ventina di anni fa sostenendo l’occupazione di alcune terre da parte di altri movimenti di protesta, ma ci siamo accorti che in questo modo non ottenevamo risultati. Se l’obiettivo era possedere delle terre, ci siamo adoperati per acquistarle: abbiamo cominciato da una molto piccola per poi, con il tempo, arrivare a grandi appezzamenti di terreno acquistati collettivamente, sui quali costruire nuovi quartieri”. Per capire la dimensione del fenomeno, “ora abbiamo 27grandi appezzamenti, 17.000 famiglie ne possiedono un piccolo pezzo, 10.000 vi abitano già”. Dal bisogno della casa sono nati nuovi bisogni a cui rispondere, come quello della luce, delle fogne, dell’assistenza sanitaria, (per la quale, ad esempio, “abbiamo stipulato una convenzione con soggetti privati, visto che l’assistenza sanitaria pubblica non funziona”) e dell’educazione: “alla luce di un’esperienza in Perù, che ci aveva molto colpito, di costruzione di un’università privata, abbiamo stipulato un accordo con un’università privata dove adesso studiano circa 25.000 nostri ragazzi”.
Zerbini ha concluso il suo intervento riportando il cuore della sua esperienza di questi anni. “All’inizio eravamo scoraggiati perché i risultati erano scarsi e pensavamo che dipendesse tutto da noi: l’incontro con Comunione e Liberazione mi ha cambiato la vita, perché mi ha fatto capire che io sono responsabile di quello che faccio, ma il risultato appartiene a Dio, non è in mano mia, e questo ha reso tutto il mio lavoro più bello, vero, utile e meno pesante. Non credo nei modelli, ma nell’esperienza e nell’opera delle persone che rispondono alla realtà: io sono certo dell’abbraccio di Cristo nella mia vita e questo mi permette a mia volta di abbracciare e di amare, che è l’unica capacità in grado di cambiare la realtà”.

M. Cas.
Rimini, 23 agosto 2007