133. Fondazioni per un mondo che cambia

Press Meeting

“L’esigenza di unità”, ha spiegato Dario Chiesa, responsabile del dipartimento delle relazioni internazionali della Fondazione per la Sussidiarietà, “è il fil rouge che questa sera legherà i diversi interventi sull’idea di fondazione”. Il quinto degli incontri che affronta questa tematica si è tenuto questa sera in sala Mimosa B6 alle ore 19.00. Invitati all’incontro Austen Ivereigh, coordinatore della London Citizen Alliance; John Milbank, docente di Religione, politica e etica all’Università di Nottingham e Adrian Pabst, insegnante di Politica e religione all’Università di Kent a Canterbury.
“C’è bisogno di luoghi dove nasca e si distribuisca la cultura”, ha detto Chiesa. “Il concetto di cultura è molto cambiato. Non c’è più la concezione elitaria di cultura che prima dominava in Europa; questa visione il mondo anglosassone già la possedeva”. La risposta che oggi ci si è dati sulla definizione di essa è: “cultura è ogni cosa che si fa, se c’è giudizio”. Chiesa ha proseguito sostenendo che le fondazioni sono molto importanti per produrre cultura: il welfare e l’istruzione sono i due ambiti fondamentali sui quali puntare.
“Faithful citizens” è un recente volume di Austen Ivereigh sulle fondazioni con motivazioni religiose, presentato nell’occasione. “Le fondazioni di questo tipo sono oggi in America più di ottanta – ha continuato Ivereigh – e sono nate anche delle global organizations che hanno un ruolo molto importante per i cittadini”. “La London Citizen ha creato, ad esempio – ha detto il dirigente della fondazione – un salario di sussistenza per tutti i lavoratori addetti alle pulizie, perché la vita a Londra è molto costosa; cinquemila famiglie sono state tolte dalla povertà”. “Nell’edilizia – ha continuato Ivereigh – abbiamo offerto case a prezzi accessibili”. “La chiave di questi interventi sta nell’organizzazione delle assemblee. I politici quando vedono molte persone riunite per discutere di problemi legati alle decisioni politiche, si sorprendono, perché non capiscono come riusciamo a radunare tante persone. Ad esempio, ad un incontro della Citizen in Inghilterra, si riunirono 1.200 persone, mentre ad un incontro organizzato della Bbc si presentarono solo in duecento”.
Anche John Milbank si concentra sulla situazione dell’Inghilterra, ma dal punto di vista politico, a suo avviso molto simile a quello italiano, perché quello caratterizzato da un governo di coalizione. “Era da molto tempo – ha detto Milbank – forse dai tempi di Lord George, che in Inghilterra non si affermavano i liberali, anche se i conservatori guidano la maggior parte delle politiche”. “La domanda è – ha riflettuto il docente – se verremo invasi dal liberalismo”. Con un nota bene importante, però: “Ricordiamoci che il liberalismo non è una caratteristica della destra. Per questo motivo in realtà nel nostro Paese abbiamo il trionfo della sinistra, e allo stesso tempo una conversione dei partiti di sinistra verso il liberalismo”.
Citando una frase di Giorgio Vittadini, il docente ha spiegato che il movimento futuro della politica non sarà più in direzione della rinascita della Dc ma si tratterà di un movimento dall’alto al basso.
La parola è poi passata a Pabst, che ha trattato il problema del riavvicinamento tra le chiese, all’interno dell’orientamento economico-politico. “Il fatto che la dimensione spirituale non venga spesso collegata alla questione politica crea dei danni – ha sostenuto Pabst – La crisi che stiamo vivendo non è solo economica ma anche ideologica; tutti i dualismi sono crollati o si sono sovrapposti, e tutto è stato posto sotto il controllo del mercato. Ecco perché ultimamente il fenomeno religioso è stato rivalutato: perché non si presta a dualismi”. Le posizioni filosofiche di Rousseau e del padre del liberalismo John Locke sono state le visioni su cui la società contemporanea si è fondata, ma questo ha portato a una crisi ideologica ed economica. “Queste posizioni filosofiche – ha continuato lo studioso – sono ultimamente insostenibili, perché generano divisioni e a rotture, mentre solo la chiesa sa risanare questi conflitti”.

(A.F.)
Rimini, 26 agosto 2010